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Vivere l’Avvento per tornare ad essere raggianti

Vivere l’Avvento per tornare ad essere raggianti

RECUPERARE L’ESSENZIALE

di Katiuscia Iacchini

L’Avvento è un tempo speciale che inaugura l’inizio di un nuovo anno liturgico e porta con sé la memoria storica della venuta nella carne del Signore.

L’Avvento è il primo dei cosiddetti tempi “forti” della vita liturgica della Chiesa in cui, attraverso preghiere e meditazioni, riviviamo l’attesa e la gioia che il grande evento della salvezza comporta.

Attraverso due linee coordinate rappresentate, in orizzontale, dalla nostra preparazione all’accoglienza di Cristo e, in verticale, dalla venuta di Cristo che entra nella storia, ci prepariamo ad un incontro che, nutrito di vigilanza e di operosità, dà senso al nostro cammino terreno.

Spesso dimentichiamo che il Vangelo assomiglia alla nostra vita: essa è sempre un intreccio di relazioni donateci dal Signore che crea dei nodi, dei legami, delle trame complesse come quelle di una tela.

Così le pagine del Vangelo non ci raccontano semplicemente la storia della vita di Gesù, ma una storia di vicende intrecciate alla Sua, come le nostre stesse vite. Il Vangelo è l’elogio della normalità, tutto il cristianesimo lo è. Dobbiamo quindi riabituarci alla normalità e farci santi attraverso essa.

Spesso, alla radice dei nostri peccati, c’è un vuoto che noi cerchiamo di riempire con tutto ciò che pensiamo possa saziarci. Talvolta cadiamo nel peccato per non sentire questa sensazione di vuoto, ma il Signore vuole che ci mettiamo in ascolto della parte più profonda di noi stessi. Le nostre relazioni umane sono sempre meno significative, sempre più sfilacciate, perché il problema è dentro di noi, perché Gesù non è più in noi, nei nostri rapporti, nella nostra normalità, nelle nostre famiglie, nei nostri stessi vuoti. Forse nella vita non Lo abbiamo mai incontrato veramente e, come spettatori affranti, continuiamo a “vivacchiare” assumendo un atteggiamento di vittimismo.

Eppure se ritroviamo Gesù, ritroviamo il nostro centro e possiamo farci santi anche con le nostre fragilità, senza perdere il senso della vita. Con umiltà possiamo   riconoscere, in questo tempo di Avvento, di aver perso di vista l’essenziale, di stare vivendo la nostra notte oscura. Ogni uomo della storia ha avuto le sue crisi in vari momenti della vita, lo stesso Gesù nel Getsemani piange e grida. In questo passo del Vangelo mostra tutta la Sua Umanità, ma è proprio lì che scopriamo in Lui la guida nelle nostre stesse notti di vuoto; lì Gesù ci aiuta a rimanere, a non andarcene.  

Possiamo, in questo tempo prezioso, domandarci se, quello che siamo diventati, corrisponde a quello che Dio aveva nel cuore per noi quando ci ha dato la vita; possiamo riprendere in mano la nostra storia per rimetterla in sintonia con il Signore. Quel “raddrizzare i sentieri” del Battista è, in sintesi, un richiamo a tornare semplicemente ad essere persone e cristiani autentici. La nostra conversione comporta un tornare a recuperare l’essenziale, ciò che conta. Questa via della semplicità permetterà ai nostri cuori di svuotarsi per accogliere il Signore, attraverso la cura delle nostre relazioni con i fratelli.

Affinché “ogni valle sia colmata e ogni burrone sia riempito” come dice il Battista, dobbiamo impedire alle mancanze di fare da padrone nelle nostre vite. Ce le porteremo dietro tutta la vita, ma le “simbolizziamo” in tanti modi, cercando di colmarle in modo non sano. Nell’umiltà possiamo invece abbandonarci al Signore e affidarci a Lui come i poveri di Jahvè, che sanno che tutto quanto di buono potranno avere nella vita, lo riceveranno da Dio.

Ecco allora che vivere la conversione dell’Avvento è imparare ad accogliere chi siamo, per vivere l’essenziale materialmente, mentalmente e spiritualmente, riappacificandoci con i nostri vuoti, dando loro un nome e accogliendoli, ma non permettendo loro di tirarci in basso.

Guardando a Lui saremo finalmente raggianti. Il Signore ci dice che Lui solo deve bastarci. Possiamo allora davvero accettare di provare a lasciarci condurre dalla Sua Provvidenza, perché non ci abbandonerà e ci darà la grazia di vivere le difficoltà. Che questo tempo possa farci  gridare a gran voce: “Vieni Signore Gesù”!

 

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