Pillole di SpiritualiTà
A un solo cenno della volontà del Verbo di Dio, tutte le cose furono così bene organizzate, che ciascuna opera ciò che le è proprio per natura e tutte insieme si muovono in un ordine perfetto. (sant'Atanasio)
Per una lettura dell'Enciclica Magnifica Humanitas
di P. Alberto Rocca, icms
Pochi giorni dopo la sua elezione quale successore di Pietro, Papa Leone XIV spiegò al Collegio cardinalizio il motivo della scelta del nome Leone, assunto l’ultima volta da Papa Pecci (Leone XII, 1878-1903). Così Leone XIV il 10 maggio 2025: "Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande Rivoluzione industriale. Oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di Dottrina sociale per rispondere a un'altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro". Dopo circa un anno da quell’annuncio, il Papa ha voluto darvi corso ed ha pubblicato la Lettera Enciclica Magnifica humanitas (MU) proprio sulle tematiche dell’intelligenza artificiale e le sfide che pone all’umanità assicurando la materna vicinanza della Chiesa, che cammina accanto a uomini e popoli e propone loro il bene integrale attraverso la sua "Dottrina sociale".
Cos’è la "Dottrina sociale"?
Prima di dare alcune brevi note sul documento papale sembra utile soffermarsi brevemente su cosa si intende quando si parla di "Dottrina sociale della Chiesa". A san Giovanni Paolo II se ne deve la definizione forse più precisa: «L'accurata formulazione dei risultati di un'attenta riflessione sulle complesse realtà dell'esistenza dell'uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce della fede e della tradizione ecclesiale» (Sollicitudo Rei Socialis 41)". La Chiesa, il cui scopo è «aiutare l’uomo nel cammino della salvezza» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 69) ha, pertanto, il diritto e il dovere di sviluppare una Dottrina sociale, per formare le coscienze libere degli uomini e aiutarli a sviluppare in pienezza la propria natura umana secondo il Vangelo.
Il contesto dell'Enciclica: Siamo in un "Cambiamento di epoca"
Molti hanno descritto il tempo attuale -alla luce dei grandi progressi e della diffusione dei mezzi tecnologici (chi di noi aveva uno smartphone con tutte le sue funzioni solo pochi anni fa?)- come un "cambiamento di epoca" e non solo un ‘epoca di cambiamenti". Anche il tempo di Leone XIII (a cavallo tra XIX e XX secolo) fu teatro di grandi svolte di fronte alle quali l’allora Pontefice si fece portatore del messaggio evangelico nel contesto sociale. Anche l’attuale scenario, come ha indicato Papa Prevost, non può che interpellare la Chiesa intera a promuovere la dignità umana, la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori, realtà che rischiano di essere poste in secondo piano. I cambiamenti collettivi, spesse volte suscitati dai progressi tecnologici, come lo fu nel XIX la Rivoluzione industriale -ed oggi la cosiddetta intelligenza artificiale- richiedono una gestione non soltanto e primariamente tecnica, ma una visione antropologica completa, che racchiuda tutte le dimensioni dell’uomo, a partire dal suo essere spirituale. A questo proposito, sembra conveniente sottolineare come l’immagine e somiglianza con Dio che costituisce la realtà più intima della persona umana deve essere realmente e concretamente, da tutti e ciascuno, tutelata e promossa non solo idealizzata. Sembra così delinearsi, nei termini sopra espressi, lo sfondo su cui si muove Leone XVI nella sua Enciclica, manifestato dal sottotitolo scelto per la Lettera: Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Nella Lettera il Pontefice riafferma come la Chiesa non sia contro il progresso dell’umanità e non intenda dare un giudizio negativo sullo sviluppo tecnologico industriale, anzi: la Chiesa ne ha sempre accompagnato le fasi dello sviluppo nei diversi tempi attraverso un discernimento riguardante la capacità del progresso di custodire o meno la persona umana nella sua dimensione propria: connubio inscindibile di anima e corpo, centro di dignità, libertà, ecc. Proprio la grandezza della persona in tutte le sue dimensioni fa ricordare al Papa, al n.92 come già "…Papa Francesco denunciava la crescente affermazione di un paradigma tecnocratico nel mondo globalizzato: la tendenza a lasciare che la logica dell’efficienza, del controllo e del profitto governi da sola le scelte personali, sociali ed economiche. (...) la tecnica non è un semplice strumento e (...) quando si fa criterio, finisce per stabilire che cosa conta e che cosa può essere scartato, riducendo la creazione a oggetto di sfruttamento e le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre più performante."
Al n. 94 Papa Prevost ricorda che già san Paolo VI colse con lucidità il fatto che il progresso tecnico, in sé prezioso, così come la crescita economica conseguente, non garantiscono il progresso morale e sociale: "Se lo sviluppo tecnologico procede senza un’adeguata maturazione etica e sociale, può accadere che aumentino i mezzi senza che cresca in pari misura l’umanità: si "ha di più" ma non si "è di più", e la persona rischia di essere valutata soprattutto in base alle prestazioni che garantisce".
Le due icone: Babele e Neemia
Le due icone scelte dal Pontefice e collocate all'inizio della MU (da Genesi 11, 1-9 la Torre di Babele e da Neemia 2-6 la ricostruzione delle mura di Gerusalemme) manifestano chiaramente l’alternativa posta dinanzi all'umanità di oggi. La logica della torre di Babele nella Genesi impone l’affermazione di sé, delle dinamiche di potere, delle divisioni, della negazione di Dio e ha quale esito l’individualismo sfrenato. Il Papa scrive che oggi tale logica riconduce l’ideologia del progresso al post-umanesimo al trans-umanesimo, forme di pensiero che affermano che il progresso serve non solo a migliorare e potenziare l’umano (trans-umanesimo), ma addirittura a superare l’umano (post-umanesimo): sono due ideologie del progresso che partono da una valutazione negativa dell’umano e dei suoi limiti. Nel Libro di Neemia si manifesta, invece, la logica della ricostruzione delle mura di Gerusalemme, attraverso la edificazione comunitaria di una città, secondo le possibilità di ciascuno, per custodire un popolo secondo una dinamica veramente umana.
Del resto, la sfida tra i due cammini percorre, con accenti differenti, tutta la storia, fin dal peccato originale: fare a meno di Dio per scegliere l'autorealizzazione, la felicità senza Dio e senza il prossimo. Il trans-umanesimo e il post-umanesmo ripropongono, a proposito, quel senso di "onnipotenza", che nega Dio, che il progresso tecnico può ispirare all'uomo, come ricordava la Gaudium et spes del CVII sessant’anni fa. Il Documento annoverava, tra le forme dell'ateismo moderno, quella che si aspettava la liberazione dell'uomo soprattutto dalla sua liberazione economica e sociale. La religione sarebbe stata, quindi, di ostacolo, per natura sua, a tale liberazione, in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso il miraggio di una vita futura, la distoglierebbe dall'edificazione della città terrena. (cf. Gaudium et spes, 20).
L'efficienza unico valore?
Il Papa, al n. 112, dopo aver richiamato le questioni della responsabilità e del governo dell’IA torna al tema centrale: che cosa significa custodire l’umano? Il rischio che sottolinea non è solo l'uso improprio delle tecnologie, ma che il "paradigma tecnocratico" a cui sopra accennavamo, potenziato dalla rivoluzione digitale e dall’IA, possa far sembrare giusta e normale una visione antiumana: la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa. L’efficienza diventa misura del valore, l’essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione e alla comunione. Per questo, si evidenzia come la libertà, nell’era digitale, non sia soltanto un fatto interiore: è anche una questione pubblica, che domanda regole chiare, trasparenza, possibilità di ricorso e limiti proporzionati all’uso di tecnologie invasive, affinché la tecnica resti al servizio della persona e non diventi una forma di dominio delle coscienze.
La persona come oggetto e non come soggetto
Nel 172. Leone XVI ribadisce come una visione carente da un punto di vista della dignità dell'uomo trovi nella mentalità tecnocratica e post-umanista la tendenza a considerare la persona come "oggetto manipolabile" o "risorsa da ottimizzare": bisogna massimizzare il profitto, ciò che conta è l’efficienza e non il rispetto della libertà e della dignità umana. Tutti atteggiamenti possibili, ad ogni livello, ma che la potenzialità dell'elettronica contemporanea mette in particolare risalto. Alcune correnti post-umaniste ipotizzano anche esseri umani "di seconda classe", funzionali agli interessi di élite che si percepiscono superiori: una prospettiva inquietante, tanto più grave se si combina con strumenti tecnologici che ampliano il potere di controllo e di selezione".
Quale sintesi finale, proponiamo le parole di Padre Paolo Benanti -Francescano, esperto di questioni etiche legate all’innovazione teologo e docente di etica delle tecnologie alla Pontificia Università Gregoriana, presidente della Commissione AI per l'informazione della Presidenza del Consiglio e membro dell'Advisory Body sull'AI delle Nazioni Unite e che ha di recente pubblicato un testo utile da leggere: "La nuova logica del dominio. Potere computazionale, democrazia e condizione umana":"Oggi non è l’algoritmo in sé il problema, ma il fatto che il potere computazionale si stia concentrando in poche mani private transnazionali senza meccanismi adeguati di accountability democratica. (...) Le grandi encicliche sociali non vengono scritte per ricordare il passato: vengono scritte perché il passato illumina una crisi che il presente non riesce ancora a vedere per intero".
Solo la grazia rende l'uomo più che umano: è la risposta del Papa al trans-umanesimo, che si annida nella "rivoluzione" dell'intelligenza artificiale.
Per approfondire:
• Discorso di Papa Leone XVI alla presentazione dell'Enciclica
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/may/documents/20260525-presentazione-enciclica.html
• Video del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale
https://www.humandevelopment.va/it/magnifica-humanitas/risorse/video.html
• Articolo di P. Paolo Benanti, Avvenire, 26 maggio 2026:
"Non era il vapore ma l’etica, non sono i dati ma la dignità: ciò che vale non è misurabile"
https://www.avvenire.it/chiesa/papa/cio-che-vale-non-e-misurabile_108836
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FATIMA, 13 LUGLIO 1917
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A un solo cenno della volontà del Verbo di Dio, tutte le cose furono così bene organizzate, che ciascuna opera ciò che le è proprio per natura e tutte insieme si muovono in un ordine perfetto. (sant'Atanasio)