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SANTA CECILIA

SANTA CECILIA

di Debora Purpi

Santa Cecilia è stata una nobile romana convertita al cristianesimo, vergine e martire cristiana.

Significativo ed apparentemente curioso è il fatto che Cecilia, patrona della musica, non fu una musicista e volle consacrare a Dio la sua verginità, tanto da riuscire a far convertire al cristianesimo anche il suo sposo, il nobile Valeriano.

La storia di questa santa riferisce che gli sposi furono martirizzati su ordine del prefetto dell’epoca, il giudice Almachio, che aveva ripreso la persecuzione dei cristiani e dispose la morte per bruciatura di Santa Cecilia e si narra che la Santa, invece di morire asfissiata nelle fiamme roventi, cantava lodi al Signore.

Sopravvissuta, rimase miracolosamente illesa e vano risultò il tentativo del carnefice di decapitarla; la sua agonia durò quattro giorni e poi venne deposta nella tomba vestita di broccato d’oro.

La leggenda narra che papa Urbano I, che era stato testimone del martirio di Cecilia e di Valeriano, seppellì il corpo di Cecilia tra quelli dei vescovi e consacrò la sua casa in una chiesa come gli aveva chiesto (Legenda Aurea, cap. CLXIX, Santa Cecilia).

Il culto popolare di Santa Cecilia, considerata appunto la patrona dei musicisti, si riconduceva inizialmente ad un passo della “PASSIONE” in cui si racconta che, mentre gli organi suonavano, Ella nel suo cuore cantasse inni al Signore; per questo Santa Cecilia cominciò ad essere raffigurata con un strumento musicale in mano.

Tuttavia, la spiegazione più plausibile e attualmente condivisa è legata all’errata interpretazione dell’antifona di introito della messa nella festa della Santa. Nello specifico il testo del canto in latino sarebbe: “Cantantibus organis, Cecilia virgo corde suo soli Domino decantabat dicens; fiat Domine cor meum et corpus meum immaculatum ut non confundar” (Mentre suonavano gli strumenti musicali, la vergine Cecilia cantava nel suo cuore soltanto per il Signore, dicendo: Signore il mio cuore e il mio corpo siano immacolati affinché io non sia confusa).

Infatti dal periodo del Medioevo in poi, per dare un senso al testo, si affermò che Cecilia cantava a Dio con l’accompagnamento dell’organo. In realtà i codici antichi non riportano questa traduzione dell'antifona; la corretta interpretazione ci dice che gli “organi” non sarebbero strumenti musicali, ma strumenti di tortura e l’antifona descriverebbe il canto di Santa Cecilia al Signore durante il momento della sua agonia.

Nel secolo XIX secolo sorse il Movimento Ceciliano a cui aderirono molti musicisti, liturgisti e altri studiosi, che vollero restituire dignità alla musica liturgica, devoti a Santa Cecilia, rimasta nei secoli icona e patrona della musica e protettrice dei musicisti.

A prescindere dalle varie interpretazioni succedute nel tempo, rimane certo che Santa Cecilia si rivolgeva a Dio ed affidava a Lui, mediante il canto, la consacrazione di tutta se stessa. Sebbene morta nel 22 novembre del 230 il culto di questa Santa è fortemente sentito dai cristiani, musicisti e non, per quella nota di positività che la testimonianza di Cecilia riesce a trasmettere, rappresentato dal colore giallo, segno di calore, festa e gioia.

Ciascuno di noi dovrebbe trarre esempio da questa Santa, in particolare nell’atto di affidarci a Dio mediante un canto che proviene dal cuore, dal profondo della nostra anima, pregandolo di sostenerci nei momenti di confusione quotidiana che molto spesso soffocano i nostri sentimenti, affievoliscono la nostra fede e ci allontanano dal vero senso della nostra vita cristiana, la gioia dell’amore di Dio.

Non è un caso che questa grande Santa ha una grande popolarità e ed è una delle sette sante martiri ricordate per nome nella formula del Canone Romano della Santa Messa.

A Lei è dedicata la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

 

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