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SAN GIOVANNI BOSCO

SAN GIOVANNI BOSCO

di Katiuscia Iacchini

Il Santo dei giovani

Giovanni Melchiorre Bosco nasce il 16 agosto del 1815 in una modesta cascina doveora sorge la Basilica di Don Bosco, nella frazione collinare “I Becchi” di Castelnuovo d’Asti, figlio dei contadini Francesco Bosco e Margherita Occhiena.

Quella di San Giovanni Bosco è una figura affascinante e, anche se distante dai nostri tempi, la sua non  è - come del resto quella di tutti i santi - una vita morta, ma sempre a noi contemporanea,  poiché attraversa secoli e culture. Papa Francesco ci ha donato una meravigliosa esortazione apostolica sulla santità, che, riletta alla luce della vita di Don Bosco, acquisisce ancor più valenza. Tramite la vita di questo Santo vediamo il Vangelo non spiegato, ma pienamente vissuto e incarnato; il suo fulgido esempio di fede è un’occasione di riumanizzazione per tutti noi.

Da una disgrazia a una grazia: il Santo dei giovani

Come ogni uomo, anche il santo fa i conti con la vita quotidiana, con le ferite da essa inferte e Don Bosco non ne è risparmiato. La sua è una famiglia poverissima e, a soli due anni, perde il papà. È spesso a partire da certe ferite che le nostre vite diventano storte e, a causa di certi dolori profondi, non sprigionano santità; rimaniamo così tagliati fuori dalla vera gioia, ci sentiamo soli e irraggiungibili in quella solitudine. Ma i santi e Don Bosco in particolare, ci testimoniano che quello stesso dolore e quella stessa ferita, anziché marcire, può germogliare. La santità di Don Bosco non è da ricercarsi nella sua capacità di riscatto da una vita povera, nell’aver risistemato in meglio la sua sorte, ma nell’aver saputo trasformare un vissuto doloroso e infelice che lo vedeva orfano di padre, in un’esistenza in cui egli stesso diviene padre a sua volta per centinaia di migliaia di giovani, diviene il Santo dei giovani. Egli trasforma la sua disgrazia in grazia e ancora oggi la Famiglia religiosa da lui fondata, i Salesiani, continua ad agire per il bene dell’umanità.

 

Mamma Margherita, fulvido esempio di fede vissuta.

Certamente nella sua vita vi è una presenza straordinaria che è quella di mamma Margherita; è lei la chiave di lettura della vita di Giovannino, donna forte e coraggiosa che vive spendendosi per gli altri, fidandosi di Dio anche nei momenti in cui il Suo agire è misterioso e non coincide con le nostre speranze e aspettative, che insegna a Giovanni a vedere Dio nel creato. Suo marito muore di polmonite, ma lei non rimane ostaggio della tristezza e della disperazione, si rimbocca le maniche. I santi, infatti, non sono dei “sognatori”, sono uomini e donne estremamente pratici, che sanno bene che è nella “normalità”, nella tanto disprezzata “routine”, che si gioca la salvezza. La vita dunque, i santi, non li risparmia e tanto meno Don Bosco che per realizzare la propria vocazione sacerdotale deve sottrarsi all’ostilità del fratello Antonio, deve fare il saltimbanco, il sarto, il fabbro, il barista. In fondo sta realizzando quel prete che Dio aveva in mente per tutti noi e il Signore, a cui appartiene l’esistenza di questo futuro Santo, realizza la Sua volontà nella normalità della vita. Don Bosco sperimenta fatiche, incomprensioni, ingiustizie, ma accende la luce sugli invisibili e per questo diviene scomodo per la società del tempo.

 

Uomo della Carità

La sua è la normalità di un prete dell’800 in cerca di occupazione, ma egli rifiuta un posto in cui sistemarsi e sente l’esigenza di occuparsi di un “popolo delle fogne”, dei figli senza nome di agricoltori spaesati con una paga miserevole che facevano parte di un’alienante catena di montaggio, schiacciati da una vita senza riscatto. È in questo contesto che Don Bosco si accorge dei ragazzini che riempivano le carceri, che rubavano, che bestemmiavano, che si incattivivano. Si sentiva in sintonia con loro, senza padri, senza legami significativi; si inventa allora una merenda, un gioco di prestigio e poi… le preghiere. A Valdocco deve tenerli uniti questi giovani ed ecco che si staglia la figura di mamma Margherita che lo aiuta e i ragazzi, in dieci anni, diventano 800 e più. Hanno trovato qualcuno che li ama, qualcuno che li chiama per nome, che non vuole perseguire uno scopo sociale, ma che vuole che incontrino Cristo. Di fronte alle contraddizioni di una società che li vede come scarti, San Giovanni Bosco, uomo della Carità, rende credibile il Vangelo, ripulisce i cuori dei giovani mettendo dentro di loro un desiderio profondo di santità. Era questo che martellava la sua testa e il suo cuore: era il far riviver nel cuore la vocazione a diventare santi. Per tutta la vita accanto alla madre terrena si affida con amore filiale alla Madonna Ausiliatrice nella quale confiderà sempre e attraverso di Lei investe là dove nessuno investirebbe: crea gli oratori, oasi di luce, di gioia, di carità. Muore a Torino nel 1888 di consunzione, di sfinimento, non si è risparmiato, ha reso la sua vita un’Eucaristia spezzata e distribuita.

 

 

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