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PASQUA DI RISURREZIONE

PASQUA DI RISURREZIONE

Resta con noi, Signore!

di p. Andrea Berti, icms

PASQUA DI RESURREZIONE

Entriamo nel mistero dell'amore e del dono di Cristo,

della sua Risurrezione nella nostra vita

 

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: "Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?". (Lc 24, 13-17)

 

Questi due giovani se ne stanno tornando a casa frustrati. Anche loro sono rimasti delusi da questo Rabbì che li aveva affascinati, anche loro forse avevano pensato che in lui c’era una risposta a quell’anelito che sentivano nel cuore. Eppure questo Gesù muore, crocifisso, in malo modo, fuori dalla città di Gerusalemme, fuori le mura.

E parlano tra di loro. È già bello che sono insieme, ricordatevi che solitamente la sofferenza ci fa scegliere di essere isolati, mentre questi discepoli invece ci insegnano che quando soffriamo dobbiamo imparare a farlo insieme. Ci fa molto bene parlare tra di noi, di quello che è successo, anche se non abbiamo le chiavi di lettura.

E Gesù Risorto, quello che loro credono morto, si accosta a loro e loro non lo riconoscono. Il Vangelo dice: “I loro occhi erano incapaci a riconoscerlo”, lo percepiscono come uno straniero. È bello pensare che Cristo costantemente travestito da straniero passeggia dentro la nostra vita, ci fa visita. Noi non lo sappiamo che è Gesù Risorto, ci sembra un evento qualunque, eppure questo straniero che si fa così vicino, fisicamente vicino ai discepoli, parla con loro, li tocca, fornisce a loro una chiave di lettura e loro si accorgono che questa chiave di lettura è vera perché gli arde il cuore.

È un augurio che voglio fare a me e a ciascuno di voi, forse non siamo ancora capaci di riconoscere la Risurrezione che già è operante in questo momento della storia, nella nostra storia, però ci accorgiamo che la Risurrezione è vera quando troviamo qualcuno che ci riaccende il cuore. E non sappiamo il motivo, non sappiamo dirlo. È come se qualcuno riaccendesse dentro di noi una fiamma che la vita ha spento. Dovremmo essere logicamente rassegnati eppure c’è qualcosa che ci mantiene vivi. Non sappiamo spiegarlo ma lo sentiamo.

Noi diffidiamo molto spesso del cuore, io sono dell’idea che facciamo una grande confusione tra le emozioni e il cuore, ma diffidiamo del cuore perché la vita è sempre più concreta del cuore. Ma ricordatevi che certe volte il cuore vede subito e vede più lontano di quanto la nostra testa è capace di fare in quel momento. I nostri occhi sono pieni di tanti ragionamenti rassegnati. Eppure c’è una parte dentro di noi che non sa essere rassegnata. È lì che sta agendo la Risurrezione.

Non dobbiamo avere paura delle crisi. Non dobbiamo avere paura dei nostri attacchi di panico, della nostra ansia… perché tutto questo ci dice che siamo ancora vivi, vivi a tal punto che stiamo male per le cose. Solo Cristo è l’unico che può parlare a quell’ansia, a quella paura, a quell’inquietudine. Nasce dentro di noi la nostalgia, la nostalgia di un pieno nel vuoto che proviamo, la nostalgia di una risposta alle nostre domande. Cristo è la risposta vera alla nostra nostalgia.

Però, sapete una cosa? Prima di rispondere a qualunque domanda, Cristo suscita le domande. Se noi soffochiamo queste domande, Cristo per noi è inutile cosi come è inutile la risposta a uno che non ha nessuna domanda.

Non abbiate paura delle crisi, non abbiate paura della vostra nostalgia, del fatto che non siete contenti. Cristo rispolvera tutto questo a patto che ci mettiamo in cammino con Lui. A patto che ci facciamo spiegare le scritture da Lui. A patto che lo tratteniamo: “Resta con noi Signore!”.

Ed entrando dentro lo costringono alla Messa. Costringono Gesù alla Messa, mentre oggi sembra il contrario che Gesù costringe noi alla Messa. Lo costringono, perché hanno bisogno di Lui. E quando Gesù spezza quel pane, lo riconobbero e scomparve dalla loro vista.

Vorrei concludere proprio cosi, ricordatevi che si diventa dei buoni credenti quando non si vede più Cristo. Si è credenti quando non si ha più bisogno dei segni. Perché quello che abbiamo sperimentato ci ha convinto. Non cerchiamo più prove, certificazioni sulla nostra fede, noi sappiamo che Lui è vivo e sappiamo tornare indietro, sappiamo raccontarlo, sappiamo dirlo persino agli apostoli a Gerusalemme.

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli undici e gli altri che erano con loro i quali dicevano: davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone. Ed essi raccontarono loro ciò che era accaduto lungo la via e come lo avevano riconosciuto nello spezzare il pane” (Lc 24, 33-35).

Perché l’ultimo sintomo vero di ogni Pasqua è la testimonianza, cioè l’incapacità a tenere per noi ciò che abbiamo sperimentato vero. E questo non ve lo potrà spiegare nessun prete, nessun libro. La testimonianza di cui parlo è un incontro reale con Gesù Risorto, e questo possiamo solo desiderarlo, chiederlo e lasciarci raggiungere da tutto questo.

Auguro a tutti voi e ai vostri cari una Santa Pasqua!

 

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