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LA TRASFIGURAZIONE

LA TRASFIGURAZIONE

La Gloria umile in una “solenne confidenza”

di Sr. Rita Colombo icms

Il 6 agosto si celebra la festa della Trasfigurazione di Gesù, che rischia di passare inosservata a chi non partecipa quotidianamente alla santa Messa o non prega la liturgia delle ore. Eppure essa ha un significato importante e ha da dire molto alla nostra vita spirituale.

Inizio col “collocarla nel calendario”: essa è stata fissata il 6 agosto in quanto si celebra 40 giorni prima dell’Esaltazione della Croce (14 settembre). Inizialmente valorizzata solo in Oriente, è inserita nel calendario romano nel IX secolo da papa Callisto III (nel 1457). Occasione storica: in riconoscenza della vittoria ottenuta l’anno prima contro i Turchi che minacciavano seriamente l’Occidente.

Il contesto dell’evento è la festa ebraica delle Capanne (o delle Tende) che commemora i 40 anni di Israele nel deserto: per sette giorni si viveva in capanne. Probabilmente è legato a questo la proposta di Pietro di fare 3 tende e rimanere con Gesù, Mosè ed Elia sul monte.

Nell’Angelus del 1° marzo, papa Leone XIV così si esprimeva: “Quando si fa vedere, il Signore mostra la sua eccedenza al nostro sguardo: davanti a Gesù, il cui volto brillauando si fa vedererQ

«come il sole» e le cui vesti diventano «candide come la luce» (cfr v. 2), i discepoli ammirano lo splendore umano di Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano una gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza”.

La Trasfigurazione è un’icona piena di luce che anticipa la gloria della Pasqua e prepara il cuore dei discepoli alla sofferenza della passione, alleggerendo la paura e infondendo il coraggio – anche a noi – per affrontare il cammino della vita.

La divinità di Gesù va insieme alla croce; solo in questo legame riconosciamo Gesù in modo giusto”. (papa Benedetto XVI)

Essa è anche un avvenimento di preghiera nel quale diventa visibile ciò che accade nel dialogo di Gesù con il Padre, e il Padre conferma la figliolanza già affermata al momento del Battesimo nel Giordano: “Egli è il Figlio mio,…, ascoltatelo”.

Nella nostra preghiera impariamo ad ascoltare il Signore, che parla al nostro cuore attraverso la sua Parola, attraverso gli avvenimenti, attraverso i rapporti con gli altri: “L’ascolto è fatto di obbedienza e speranza. Richiede intelligenza per comprendere ma anche coraggio per decidersi, perché la Parola ti coinvolge e ti strappa a te stesso”. (B. Maggioni)

Gesù dialoga con Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti: in loro si raccoglie l’intera storia dell’Antico Testamento. È la conferma che il tempo dell’attesa e della promessa è compiuto, e, al termine, resta solo Gesù, come dottore della Legge perfetta e definitiva e come compimento di tutte le profezie.

Dobbiamo lasciarci introdurre dal Signore nel suo dialogo con Mosè ed Elia, continuamente dobbiamo imparare di nuovo a partire da Lui, il Risorto, a comprendere la Scrittura”. (papa Benedetto XVI)

Pietro, come al solito, interviene, ha da dire la sua, da manifestare il desiderio che ha nel cuore: non capisce tutto, ma una cosa la coglie: “è bello stare qui, e vorrebbe restare in quella luce, in quella bellezza.

Il monte già indica la vicinanza di Dio, e i tre testimoni privilegiati su questo monte sono introdotti nel mistero della persona di Gesù, con quella solenne confidenza di cui parla il Santo Padre. Ma la bellezza di Gesù non toglie i discepoli dalla realtà della vita, non li fa nascondere, ma li porta ad affrontare la sequela in tutto ciò che comporta.

Anche il nostro desiderio sarebbe quello di restare e continuare a gustare quella felicità e quella pienezza che sperimentiamo durante i momenti di preghiera, vorremmo piantare anche noi le tende, ma dobbiamo scendere a valle, dove forse ci sembra di non vedere il volto di Dio, ma ci resta il ricordo di quanto vissuto e la certezza di quello a cui tendiamo, e questo ci sostiene. La preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni. L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio”. (Benedetto XIV)

Viviamo in un tempo in cui spesso vediamo davanti a noi una sorta di “sfigurazione” dell’uomo e della sua dignità: siamo chiamati allora a mostrare una vita trasfigurata dall’amore di Dio assumendo e manifestando con i nostri atteggiamenti la vita piena che viene da un autentico rapporto con Dio, comunicando l’esperienza contagiosa che abbiamo fatto con Lui.

Portiamo un messaggio di luce, mostrando fortezza e speranza nei momenti di croce, così come nelle piccole e grandi contrarietà della nostra quotidianità, consapevoli che, vivendoli con e per il Signore, sono la porta che ci introduce alla bellezza dell’eternità.

In questo tempo di riposo e di ferie non perdiamo l’occasione di dare più tempo alla nostra anima, per imparare ad ascoltare, a pregare con calma e serenità, a coltivare il nostro rapporto con Dio e a curare i rapporti familiari e di amicizia, rigenerando non solo il corpo ma anche lo spirito.

 

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