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L' UOMO E' CAPACE DI DIO - II parte

L' UOMO E' CAPACE DI DIO - II parte

Le vie che portano alla conoscenza di Dio

LE VIE CHE PORTANO ALLA CONOSCENZA DI DIO (CCC 31-33)

L’uomo alla ricerca di Dio ha a sua disposizione alcuni argomenti convincenti e tra di loro convergenti che gli permettono di raggiungere delle vere certezze sull’esistenza di Dio con l’uso della ragione.

Quando vogliamo che entri in casa la luce, apriamo la finestra ed entrano i raggi del sole. Ma non è la finestra la fonte della luce, è un mezzo attraverso la quale la luce entra. La fonte è il sole. E così noi abbiamo due finestre a disposizione per arrivare con la nostra ragione a Dio: il mondo che ci circonda e noi stessi, l’essere umano.

Guardiamoci intorno e se siamo degli attenti osservatori, tutto ci parla di Dio.
Innanzitutto, la perfezione e la bellezza della creazione. Alla base di alcuni meccanismi naturali ci sono delle leggi matematiche perfette che si attuano costantemente e che rimandano necessariamente a una Mente superiore.
Inoltre, se conserviamo nel cuore lo stupore di quand’eravamo bambini chi di noi non vede la mano di un Artista quando contempla le cascate in mezzo alle rocce delle alte montagne o il riflesso dei raggi del sole che tramonta sul mare o l’incanto del cielo stellato? Chi di fronte alla bellezza di una cattedrale può rimanere indifferente quando notiamo che in ogni minimo particolare c’è una cura e una ricerca di perfezione uniche che, solo nel contemplarle, il nostro spirito si sente innalzato? È evidente che una cattedrale non è solo un insieme di pietre: ha bisogno di un progetto, di un architetto, perché le pietre, da sole, non diventano cattedrale, come gli ingredienti di una crostata, da soli, senza che nessuno li dosi e li mescoli, non diventano una crostata. A che cosa vogliamo arrivare con queste affermazioni? Vogliamo arrivare a questa semplice considerazione: se esiste qualcosa esiste Dio. Può sembrare assurdo, ma è così. Perché? Perché non c’è nulla e ripeto nulla di quello che ci circonda che esiste da sempre, che si è creato da solo e che non scomparirà mai. Cioè ogni cosa, oggetti o persone, non si sono fatti da soli, cambiano nel corso del tempo, hanno un inizio e una fine. Oggi ci sono, ma tempo fa’ non c’erano e domani potrebbero non esserci più.
Quindi ci deve essere un Essere che è eterno, che esiste da sempre e che è all’origine di tutto, Dio, che è l’unico Essere necessario, la cui esistenza non dipende da niente e da nessuno, non cambia ed è sempre uguale a Se Stesso. Basta usare bene la ragione per ritrovarci nelle parole di S. Paolo: “poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità”. (Rm1,19-20) Allora possiamo tornare alla nostra breve ma vera affermazione: se esiste qualcosa esiste Dio.

Apriamo la seconda finestra: l’essere umano, noi stessi. Se ci guardiamo bene dentro, ci rendiamo conto di avere determinate caratteristiche che non sono riducibili alla sola materia e che sono segno della nostra anima spirituale, e che solo Dio ci può aver donato: la nostra apertura alla verità e alla bellezza, il senso del bene morale, la nostra libertà e la voce della coscienza, la nostra aspirazione all'infinito e alla felicità, il fatto che ci interroghiamo sull'esistenza di Dio.

Il titolo di questa prima parte del CCC è straordinario e misterioso allo stesso tempo: “l’uomo è capace di Dio”. Che significa questa espressione? Quando si parla di capacità intendiamo il più delle volte le doti di una persona (es. capace di suonare, di cucire, di recitare); ma la c. è anche l’“attitudine a contenere” qualcosa. Ad esempio si parla di una grande capacità di un teatro, di una piazza o anche di un contenitore. E qui ci accorgiamo subito di una cosa straordinaria: mentre un teatro ha la capacità di migliaia di persone o un contenitore ha una capacità di centinaia di litri di acqua, l’uomo, tra tutti gli esseri creati, è l’unico che è capace di Dio. Cioè l’uomo, così piccolo, limitato e povero, può contenere l’Infinito, Colui che non ha limite nello spazio e nel tempo. Che significa che Lo può contenere?
Significa, innanzitutto, che se vive in Grazia, Dio abita in lui, nel suo cuore. Ma significa anche che l’uomo può arrivare a comprendere con la sua ragione - seppure in maniera umana e quindi limitata - Dio e la sua esistenza, cosa che non può fare un animale o qualsiasi altro essere creato.

A differenza degli altri esseri viventi, infatti, l’uomo si realizza non solo in quello che fa esteriormente, ma anche nella sua interiorità. L’uomo ha autocoscienza, cioè è cosciente di quello che pensa, di quello che fa e sa perché lo fa, non agisce solo per istinto, non è un automa, un robot. L’uomo è un essere introspettivo: si sa guardare dentro, che è quello che noi facciamo quando esaminiamo la nostra coscienza prima di andarci a confessare, per esempio. È capace di superarsi, di vincere se stesso e i suoi istinti. L’uomo non vive solo pensando al presente, ma progetta anche il suo futuro, aspira all’infinito, alla piena felicità, al bene, è capace di vivere in comunione con Dio, con gli altri, col creato. Egli è capace di Dio: di conoscerlo e di amarlo.

Chiaramente più faccio spazio dentro di me, più sono capace di Dio. Guardiamo la Madonna: perché Dio si è impossessato completamente di Lei? Perché dentro di lei c’era quel vuoto aperto all’azione dello Spirito. Bellissima l’espressione con cui Fulton Sheen dipinge questa caratteristica della Madonna : “ Non vi era posto (quando il Signore doveva nascere) nella locanda, perché la locanda era piena. C’era posto nella stalla, perché là non c’erano degli ego, ma solo un bue e un asino. Dio cercava nel mondo un cuore vuoto, ma non un cuore solitario, un cuore che fosse vuoto come un flauto col quale Lui potesse suonare una melodia. E il cuore più vuoto che poté trovare fu quello della Madonna, che Dio riempì della sua stessa personalità” (cfr Fulton Sheen, Maria, primo amore del mondo, p. 39) Anche una persona lontana dalla fede può arrivare alla capacità di Dio se vive aperta alla conoscenza della Verità, perché prima o poi la Verità ci viene incontro.

Non solo la nostra grandezza, ma anche i nostri limiti ci portano a Dio. Infatti ci rendiamo conto che siamo limitati sia nel conoscere che nel volere; non possediamo mai né la verità intera, né la felicità piena. Non possiamo conoscere alla perfezione neanche un filo d’erba e per quanto ci possiamo sforzare, non possiamo allungare la nostra vita neanche di un’ora. Conosciamo per gradi: una cosa dopo l’altra. Viviamo per gradi: da un’esperienza all’altra. Giudichiamo la realtà in maniera parziale, perché parziale è la visione della realtà che ci circonda. Sono molte di più le cose che non sappiamo rispetto a quelle che conosciamo. Viviamo in una continua tensione verso l’Infinito, aspiriamo ad esso, siamo fatti per l’eternità. Nell’universo siamo come un granellino di polvere, una minuscola goccia, in cui però si riflette il Cielo.

IL CORPO UMANO

Sia il mondo e l'uomo, per come sono fatti, sono la dimostrazione che non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano di quell’ «Essere», Dio, che è in sé senza origine né fine.

Ancora: guardiamo il corpo umano, che è qualcosa di molto più sofisticato di un computer. Il nostro corpo è composto da molteplici organi e da miliardi di cellule. Ogni cellula è composta da migliaia di miliardi di molecole, è un enorme laboratorio chimico che compie operazioni sofisticatissime. Al centro di ognuno di questi laboratori si trova il DNA, a sua volta composto da 4 miliardi di caratteri. Ebbene, tutti questi elementi interagiscono mirabilmente, si coordinano e cooperano perfettamente in modo da realizzare perfettamente le attività della persona.
Notiamo che tutti questi elementi non sono di per sé intelligenti (è l'uomo ad essere intelligente, non i suoi organi o le parti dei suoi organi). Insomma, ci troviamo di fronte a un fatto: cose non intelligenti perseguono costantemente lo stesso fine, la loro autoconservazione.

È evidente che l'uomo non è la causa del funzionamento dei suoi organi: essi funzionano autonomamente. Non siamo noi a comandare il battito del cuore, la respirazione, la digestione. Allora qual è la causa? L'istinto o le leggi della natura o le leggi della fisica? Se così fosse, si solleva un altro problema: chi ha posto nell’ uomo l'istinto e queste leggi? Il caso? No, perché questi organi cooperano, “lavorano”, per così dire, non raramente, una volta ogni tanto, in maniera casuale, bensì costantemente e ripetutamente.
Il ragionamento fila ed è un ragionamento in cui non abbiamo mai fatto ricorso alla fede, e possiamo concludere, senza minimamente coinvolgere la fede: soltanto un Essere Intelligente che abbia creato i corpi non intelligenti e i loro organi può averli indirizzati a conseguire uno scopo, che richiede intelligenza. Ebbene, questo Essere Intelligente coincide con ciò che comunemente chiamiamo Dio.

Quindi, se noi siamo arrivati a questa affermazione senza aver fatto ricorso alla fede, significa che l'uomo ha facoltà che lo rendono capace di conoscere l'esistenza di un Dio personale.

Arthur Schawlow, ha vinto il Nobel per la fisica nel 1981. Ha detto che "di fronte alle meraviglie della vita e dell’universo (…) le sole possibili risposte sono religiose (…) e che la ricerca scientifica è un atto di adorazione, in quanto rivela più meraviglie della creazione di Dio… L’origine ultima dell’Universo può essere non solo sconosciuta ma anche inconoscibile. Cioè se noi assumiamo il Big Bang che presenta supporti di una certa evidenza, non c’è davvero modo per trovare davvero cosa accadde prima del Big Bang… Siamo fortunati ad avere la Bibbia, e specialmente il Nuovo Testamento, che ci racconta di Dio in termini umani ampiamente accessibili".

 

 

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