Pillole di SpiritualiTà
La gloria del Padre, la gloria di Dio è che l’uomo viva. Ecco, l’uomo vive in Cristo. (San Giovanni Paolo II)
DAL SEPOLCRO NASCE LA VITA
di Marina Zaccagnini
Con la Settimana Santa, cuore della nostra fede, ci siamo introdotti nel Triduo Pasquale, che culminerà nella Santa Pasqua di Risurrezione, come un solo grande giorno. Tra i testi ripresi in mano durante questa Santa Quaresima, ho avuto occasione di rileggere e riflettere su alcuni che vorrei trascrivere in questa riflessione, per il beneficio spirituale che ne deriva.
Nelle sue prediche della Settimana Santa, pronunciate a Firenze nel 1425, San Bernardino da Siena medita sui misteri salvifici della Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù, che la Chiesa rivive in modo speciale nella solenne liturgia del Triduo Pasquale. Ci sono pervenuti gli appunti di queste omelie.
Il santo frate, nell’omelia in Coena Domini, ci ricorda la necessità di celebrare degnamente il sacramento della Riconciliazione, per poter poi vivere pienamente la Comunione con Cristo e i fratelli, nel sacramento dell’Eucarestia. Per l’omelia del Venerdì Santo, mistero tanto doloroso, San Bernardino ricorre in apertura a Maria “fonte di grazia, confitta in croce con Cristo e trasformata in Lui e Cristo con Lei”; poi ripercorre dodici dolori vissuti da Gesù:
Il dolore del Maestro nel lasciare gli amici di Betania e non solo Marta, Maria e Lazzaro, ma anche la Santa Vergine e Maria Maddalena, per recarsi a Gerusalemme e lì affrontare la Sua Passione per compiere la volontà del Padre. In un dialogo commovente tra il Figlio e la Madre: “Io penso che allora Gesù Le dicesse: in Te sola verserò l’angoscia del mio dolore. Questo trapasserà la tua anima, dolce Madre mia”..scrive parafrasando i versetti evangelici.
Il secondo dolore è dato dal tradimento di Giuda e nel vedere i suoi cari discepoli dispersi e scandalizzati per Lui. Aveva quasi più dolore per loro che per Sé, perché li amava come fratelli.
Il terzo dolore è legato all’agonia nel Getsemani: “pensa come dolore e amore combatterono forte in Lui”.
Il quarto dolore: il maltrattamento subito da Cristo mentre “ si lasciava trattare a modo loro”.
Il quinto dolore: l’abbandono dei suoi discepoli.
Il sesto dolore: i dolori di sua Madre e quelli delle percosse: “da più bella creatura del mondo è diventato tutto livido e smorto.
Il settimo dolore: l’essere sbeffeggiato da Pilato ed Erode “e condotto, legato, di qua e di la”.
L’ottavo dolore: flagellazione e corona di spine, sputi e scherni.
Il nono dolore: “il dolore e la pena che Gesù ebbe per Lei, quando incontrò lo sguardo della Madre”.
Decimo dolore: Le cadute sotto il peso della Croce e “l’angoscia della Vergine Maria”.
Undicesimo dolore: La crocifissione: “sostenne una grandissima sofferenza e dolore. Il Suo Sangue prezioso scorreva copioso, l’Amore sgorgava, diluvio di grazie d’Amore”.
Dodicesimo dolore : traspare, infine, dalle cinque piaghe e nelle sette parole pronunciate dal trono della Croce.
L’omelia del Sabato Santo prosegue idealmente da quella del Giovedì Santo. San Bernardino ritorna sul sacramento dell’Eucaristia “sacrificio a Dio, viatico nostro e comunione del prossimo e con il prossimo”. Ecco la sua esortazione: “Apri a Dio e chiudi al mondo nel sacramento, vigorosamente! Ricevilo con buon viso, come ricevi a casa tua un grandissimo tuo amico : sorridiGli e faGli molte carezze”.
La parte di questi scritti pervenutici, si conclude con un’osservazione sulle apparizioni del Risorto, dalla radiosa mattina di Pasqua: “Poiché gli Apostoli e le donne non avrebbero potuto sopportare la vista della Sua forma così splendente, Cristo si mostra fisicamente secondo quanto erano disposti verso di Lui, più o meno, così appare loro”.
Attingendo ora a S. Agostino, condivido alcune sue osservazioni sulla Settimana Santa:
“Celebrare la Passione non dovrebbe suscitare tristezza. Con la devota commemorazione annuale se ne rinnova il ricordo e aumenta in noi la gioia“ (Discorso 218,1).
Meditando sulla Passione , S. Agostino contempla il meraviglioso scambio avvenuto sulla croce: “Noi di nostro non avevamo di che vivere, Lui, di Suo, non aveva di che morire (Discorso 218 C,1). Cristo prende da noi la carne mortale e noi riceviamo da Lui la Vita immortale”. Gesù porta la croce per scelta. Essa è frutto di una decisione d’Amore. Se Cristo ama così, anche il nostro rapporto con Dio è chiamato ad entrare nella logica del dono. La Passione, allora, non si esaurisce nel racconto di ciò che è accaduto a Gesù, ma svela come Dio ama. S. Agostino parla della Croce come di una “dottrina di pazienza e di umiltà” (Esposizione Salmo 61,22).
La Quaresima ci ha condotti attraverso il deserto, la Trasfigurazione, la sete dell’anima.
La Domenica delle Palme è…la soglia per entrare nella Settimana Santa e nel Triduo Pasquale.
Dal sepolcro…nasce la Vita . Il Santo Padre Leone XIV, nella bella omelia della Domenica delle Palme, ha fatto notevoli considerazioni, ne riporto alcune:
Nelle piaghe di Gesù ci sono tutte le nostre ferite;
Lui, fermo nella Sua mitezza, gli altri.. agitati nella violenza;
Sì, la nostra speranza è piena di immortalità;
Santa Maria, Donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi (citando il Servo di Dio Don Tonino Bello)
Sì, Cristo nostra Pasqua è Risorto!
Gioiosi auguri a tutti, nel Cuore Immacolato di Maria.
CON L’AMORE GESÙ HA VINTO LA MORTE
DAL SEPOLCRO NASCE LA VITA
SEGUIAMO IL SIGNORE GESÙ NELLA SETTIMANA SANTA
Sulle orme del nostro Redentore
S. GIUSEPPE, il suo silenzio e la sua operosità
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La gloria del Padre, la gloria di Dio è che l’uomo viva. Ecco, l’uomo vive in Cristo. (San Giovanni Paolo II)