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Il seme di Fatima e la promessa di una vita: la mia chiamata alla consacrazione

Il seme di Fatima e la promessa di una vita: la mia chiamata alla consacrazione

La parola chiave è "gratitudine"

di Giada Terranova

Ripercorrere la propria vita all’età di ventun anni può sembrare un esercizio precoce, eppure, guardandomi indietro, non posso che provare una profonda gratitudine e uno stupore immenso per tutto ciò che mi è stato donato e, al contempo, tolto. Sono l’ultima di tre figli, nata nella Sicilia occidentale, a Marsala. È proprio in questa terra che la mia famiglia ha ricevuto una Grazia speciale: la vicinanza con una sede della comunità dei Servi del Cuore Immacolato di Maria.

Il mio viaggio spirituale inizia da vicinissimo, quando avevo appena quattro anni. In quel periodo, insieme ai miei genitori Clara e Igino, il carisma e la spiritualità della Madonna di Fatima hanno cominciato a essere seminati nella nostra famiglia. Allora ero solo una bambina, inconsapevole del fatto che quel piccolo seme, custodito nel cuore, avrebbe un giorno prodotto frutti straordinari.

In realtà, le radici di questa storia affondano ancora più indietro, prima della mia nascita. Mia nonna paterna chiedeva spesso a mio padre di accompagnarla a Messa al Santuario di Birgi; lui, puntualmente, cercava una scusa per declinare. Ma i disegni del Signore sanno essere pazienti. Anni dopo, quel medesimo Santuario è diventato il luogo della nostra forza. Ricordo con affetto i musical a cui ho preso parte da bambina, i primi passi all'interno di una grande famiglia spirituale mossa da un unico e potente messaggio: «Per mezzo del mio Cuore Immacolato, portate Cristo al mondo».

Crescendo, la mia fede è maturata insieme a me. Non sono mancati i passaggi a vuoto: le crisi adolescenziali e un periodo di temporaneo allontanamento. Nonostante la distanza, però, quel seme colmo d’Amore non si è mai spento, impedendomi di smarrirmi del tutto.

Oggi comprendo che la parola chiave di questo percorso è "gratitudine". Il Signore non agisce mai sprovvedutamente: quando permette che una prova ci colpisca, prepara prima le basi e le difese necessarie per affrontarla. Quando avevo nove anni, la nostra famiglia è stata stravolta da un dolore immenso: la perdita improvvisa e inspiegabile di mio fratello Giorgio, di soli 23 anni, diventato da quel momento il nostro angelo custode.

In quel buio, non smetterò mai di ringraziare la Provvidenza e la Vergine Maria per averci posto accanto i padri e le suore della Famiglia del Cuore Immacolato. La forza della loro preghiera, unita a quella dei miei genitori, ha impedito che ci chiudessimo nel dolore, insegnandoci invece l'arte difficile dell'offerta. L'offerta di sé: la stessa identica richiesta che la Madonna fece ai tre pastorelli di Fatima. Lì ho capito che tutto torna, e che ogni sofferenza, se consegnata, concorre alla nostra salvezza eterna.

Il tempo è volato e oggi, ventunenne, frequento il terzo anno di università a Roma. Anche in questa grande città, la mappa della mia vita ha voluto che avessi una sede della Famiglia del Cuore Immacolato a pochi passi da me. Nonostante le ovvie difficoltà della vita universitaria e la nostalgia di casa, ho sentito che era arrivato il momento di portare a compimento quel desiderio profondo che, seppur inconsciamente, custodivo fin dall'infanzia.

L’8 dicembre 2025, a Villa Troili, nella sede principale del Movimento che risiede proprio qui a Roma, il giorno della Madonna Immacolata e giorno della mia nascita alla vita cristiana, in cui ho ricevuto il sacramento del Battesimo, il cerchio si è chiuso. Dopo un anno intenso di preparazione, affrontato tra sacrifici e inevitabili momenti di debolezza umana, ho pronunciato la mia consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Ho seguito le orme dei miei genitori, che avevano compiuto lo stesso passo qualche anno prima che mio fratello salisse in Cielo.

È stata una giornata di pura gioia. Non una felicità superficiale, ma la gioia autentica che nasce dalla fioritura di quel famoso seme piantato diciassette anni prima. Sono entrata a far parte di questa famiglia spirituale come laica, con il fermo desiderio di incarnare e diffondere il Messaggio di Fatima.

Fin da piccola ho guardato all'esempio dei tre pastorelli: Francesco, Giacinta e Lucia. Nel mio piccolo, ogni giorno, cerco di camminare sui loro passi, fatti di cose semplici, di umiltà e di preghiera quotidiana. Perché, in fin dei conti, ogni dettaglio della mia storia personale guarisce e converge verso un unico, grandioso fine: rispondere, insieme, alla nostra comune chiamata alla santità.

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