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QUESTO HO IMPARATO A FATIMA!

QUESTO HO IMPARATO A FATIMA!

La semplicità e l’infinità della fede

di Alessandro Egidi

"Andiamo a Fatima!": la "gentile richiesta" di mia moglie.

"Ma siamo in quattro, mica vorrai lasciare le bambine per 4 giorni? Non viaggiano più gratis, ho controllato, solo il volo costa oltre mille euro, e loro si annoieranno di sicuro! Non si può fare".

Dieci giorni dopo il prezzo del biglietto crolla da circa 250 a 120€ a persona. Ora si può fare. E' un segno. E' deciso, si va, dal 28 al 31 maggio 2026. A Fatima!

Vado regolarmente a Messa,mi accostoai Sacramenti, frequento intensamente e con la migliore predisposizione la Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, partecipo ai profondi ritiri spirituali ed alle sempre interessantissime ed illuminanti catechesi, ai momenti di condivisione, sono certo che la mia fede sia forte, articolata, genuina, gioiosa e, vorrei dire, carica di entusiasmo.

Il Carisma di Fatima però non l’ ho compreso intimamente, lo conosco razionalmente ma ho delle resistenze.

Forse è veramente il momento di andare. Se così vorrà, Maria Santissima me lo farà comprendere lì dove si è manifestata.

27 maggio ore 12:02, Elena esorta: "appuntamento alle 4:30 al gate di imbarco, superati i controlli di sicurezza". Io, che inizio sempre col piede sbagliato: "Ma siamo matti? Mo' cominciamo con gli orari assurdi!".

Alle 4:40 del 28 maggio eravamo ai controlli di sicurezza, solo una decina di minuti dopo quanto "democraticamente concordato".

Partenza alle 6:40, 2 ore e 40 di volo consentono un discreto recupero del sonno alle bambine, a mia moglie e a me, con buona pace dei vicini di posto che invece non avranno recuperato, ma almeno potranno raccontare di aver assistito al record mondiale di russamento. A Porto, pullman di lusso con sedili Business Class. Dalle 10:30 alle 17:30 visita della città.

Lungofiume, foto, ponti, foto, scale, foto, cattedrale, foto, libreria (troppa fila, saltiamo), vie e piazze del centro, foto, pranzo, foto, artisti di strada, foto, Chiesa di San Francesco, foto. Bellissimo. Allegria, gioia, risate, fresco. E bellissime foto.

Si parte con il pullman che come minimo sarà stato un modello GTL (Grand Touring Luxury, comodissime poltrone a sdraio totale e marchio Mercedes). Se non fosse peccato invidierei “qualcuna” che, dotata di mascherina full dark, ha preso il posto Presidenziale attrezzato con almeno un metro libero davanti alle gambe e avanzatissimo sistema soppressore dei suoni molesti. Tutti dormono (o quasi), per un paio d'ore.

Poi si arriva a Fatima, alla casa della Família do Imaculado Coração de Maria.

Prendiamo le stanze, ci prepariamo per la Messa. Ed eccolo che arriva: il Primus Inter Pares, il capo, l’infaticabile. DalBrasile, 74 ore di volo con almeno 5 scali, ed è più fresco di noi. Ecco Padre Francesco! La squadra è completa. Con noi, da Roma, Fratel Luìs e la Madre Superiora Suor Maria Pia. Nella casa a Fatima, “resident Fathers”: Padre Alberto, Padre Guido, Padre Luigi e Padre Rui, che poi deve allontanarsi per qualche giorno, un matrimonio, ma torna recando in dono le squisite banane del suo albero.

I ritmi sono serrati e guai a chi sgarra,“Cena alle 20:00!”. Se scendi alle 20:10 la sala è vuota, sono tutti in cucina a litigare per decidere chi lava i piatti (non per evitarlo, proprio per lavarli!!) e la tavola è già apparecchiata per la colazione successiva.

E, parlo per me ma penso valga per tutti, ora basta con la cronaca della gita, basta con gli scherzi, ora si fa sul serio. Siamo a Fatima.

Non posso spiegare la profondità delle omelie ascoltate durante le messe, tutte certamente ispirate a far comprendere il messaggio, il carisma, i segreti, lo scopo.

Ho scoperto Padre Alberto e Padre Guido, due facce di una stupenda medaglia, e io avevo esattamente bisogno di entrambe.

Abbiamo ascoltato, rapiti, le catechesi vivide, vibranti, appassionate di Padre Alberto nei luoghi dove l’Angelo è apparso ai Pastorelli, dove ha detto loro di “non temere” e gli ha insegnato prima di tutto come pregare il Signore. Lì ci ha guidati in profonde ed ispiratissime considerazioni sui Misteri e sui segreti di Fatima, che avevo ascoltato in passato ma non capito. Tra le molte altre cose ricordo bene che la preghiera è la potenza di Dio che Egli mette nelle nostre mani, che quando si prega bisogna mettersi e sentirsi al cospetto di Colui o Colei cui ci rivolgiamo, non ad una sua astrazione, e che quando uniamo il nostro dolore a quello del Signore Gesù e di Maria Santissima allora la sofferenza, che mai ci manda il Padre sorgente di Amore ma che per la condizione umana ci troviamo a vivere, offerta, diventa Amore anch’essa, e merita Amore.

Siamo stati ammaestrati da Padre Guido che, con intense, logiche e razionali parole che in verità parlavano con poesia ai cuori, da vero teologo ci ha espresso e fatto sentire la semplicità e l’infinità della fede. Anche di queste parole, per me fondamentali, ricordo tra le altre quelle con cui ci ha incantati ricordandoci che la nostra anima, al momento in cui viene creata, vede la meraviglia del Creatore e per tutta la vita, mai appagata, lo cerca senza pace, che siamo come un corso d’acqua pura che essendosene separata tende al mare ma che a volte, durante il viaggio, per questa inquietudine, invece di rimanere nel flusso puro, fresco, cerca altre vie, altri canali che immancabilmente conducono a pantani dove l’acqua stessa imputridisce.

Di sera, dopo cena, il Rosario alla Cappellina della Cova da Iria con altre centinaia di persone, e poi le processioni, diventano la necessaria, naturale conclusione delle giornate dedicate alla preghiera e alla meditazione.

Nel luogo dell’apparizione di Maria Santissima, alle 18:00 di sabato 30 Maggio, dopo una Via Crucis nel silenzio e nella bellezza della natura, struggente fino alle lacrime, guidati da Padre Guido e Padre Francesco fino al Calvario, dopo una nuova indimenticabile catechesi di Padre Alberto, abbiamo recitato il Rosario in adesione alla richiesta del Papa, e la domanda che mi sono posto è: dove se non qui, quando se non ora?

Per quanto alle bambine, le mie gioie, la mattina della ripartenza nel vederci preparare i bagagli hanno detto che avrebbero voluto “restare altri tremila giorni”. Sono state decisamente bene, anzi benissimo: accolte, coccolate, divertite da tutti, tutti gli “zii e zie” presenti.

Grazie, davvero.

Le occasioni di introspezione, meditazione e crescita spirituale sono state moltissime, certo più di quelle alle quali ho accennato.

Ora siamo tornati. Cosa ho portato via con me? Cosa ho imparato? Cosa ho capito? Cose che in parte conoscevo, ma che ora hanno un ordine.

Ho capito che Amore perfetto è quello che il Padre e il Figlio si scambiano per l’eternità.

Che da quell’Amore procede lo Spirito Santo, che è Amore.

Che Egli dona la vita come atto di Amore. La vita è per sempre, il Suo amore è per sempre, e irrevocabile.

Che la creazione dell’universo intero è atto di Amore verso l’uomo.

Che per Amore Gesù si è incarnato, non solo per espiare, ma anche per meritare dal Padre il perdono delle colpe dell’umanità cui si è unito, e per aprire le porte del Paradiso.

Che per Amore Maria, l’Immacolata Concezione, figlia e Madre di Dio, ha detto sì, aprendo la via della salvezza per tutti, accettando che il Suo cuore fosse trafitto da una lancia sotto la croce del Figlio.

Che per Amore Gesù è salito su quella croce da cui abbraccia tutti, fino alla fine dei tempi.

Che Gesù elevato sulla croce chiama a sé tutti, col Suo Amore.

Che Maria è in perfetta unione di Amore, anima e corpo, con il Figlio.

Che per Amore ciò che la Mamma chiede, il Figlio concede.

Che per Amore Maria ha offerto una possibilità all’umanità, nell’apparire ai Pastorelli e insegnando loro come consolare il Suo cuore.

Che per Amore i tre bambini hanno accettato di consolare il cuore di Gesù e di Maria, in riparazione delle infinite colpe degli uomini.

Che per Amore hanno accettato di unire le proprie sofferenze alle Loro.

Che per Amore le sofferenze si offrono.

Che le sofferenze offerte per Suo Amore, non certo la punizione o il castigo, sono una carezza al cuore di Maria e meritano, per Amore Suo, il perdono delle colpe dei peccatori da parte del Figlio.

Che Amore è la scelta dei Padri, delle Suore e dei Consacrati.

Che un desiderio di Amore ci ha chiamati a Fatima.

Che per Amore di tutti alcuni tra noi, Malina, Katia, Debora, Emanuela, Gabriella e Antonio, hanno percorso in ginocchio la via bianca come la giovane Lucia, offrendo anche loro preghiere, fatica e sofferenza.

Che per Amore le mie bimbe, intenerite e preoccupate, hanno imparato da Francesca a pulire il lastricato della via bianca dai sassolini davanti alla loro mamma che avanzava, perché non le facessero male alle ginocchia, e la incoraggiavano.

Che l’amore, indescrivibile, che provo per le mie figlie, è illuminato dalla luce dell’Amore e diventa eterno.

Qualsiasi sia, in qualunque modo lo scambiamo, è sempre lo stesso Amore che discende dal Padre, e che tutto muove.

Un tempo ero convinto che la forza di gravità che accende le stelle, fucine degli elementi, fosse il motore fondante dell’universo, che quella fosse la forza dell’esistenza stessa dato che è propria di tutto ciò che esiste, che ha una massa, e che la materia stessa avesse necessità di reciprocità per affermare la propria esistenza, in un certo senso come a dire che niente esiste se nulla altro gli corrisponde.

Credo anche adesso che sia una possibile verità parziale, nelle regole che il Creatore ha dato alla Sua opera.

Ma ora so che l’elemento che crea l’universo è l’Amore, che richiede reciprocità, condivisione, partecipazione, perché il nulla è il male, la morte, perché si oppone alla vita che è Amore, perché soli non esistiamo, perché da soli non ci salviamo.

Ora so che la nostra stessa vita può essere una “preghiera personale”, ma che per la nostra condizione di battezzati, membra del Corpo di Cristo, è necessario pregare e “partecipare” insieme, in armonia e sintonia, come un unico, come la Mamma Celeste ci chiede, per salvare tanti Suoi Figli e noi con loro.

Questo ho imparato a Fatima.

“Siete una famiglia?” ha chiesto al nostro gruppo in aeroporto, prima della partenza per il ritorno, una simpatica donna della Repubblica Ceca in viaggio con la figlia.

“Sì, siamo una famiglia”.

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