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LA VIA BIANCA

LA VIA BIANCA

di Teresa Spagnolo

Mi è stato chiesto di scrivere la
mia personale esperienza vissuta durante il pellegrinaggio che la nostra sede
della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria di Roma ha organizzato a Fatima lo
scorso fine settembre. Alla mia richiesta “su che cosa raccontare in
particolare” mi sono sentita rispondere: “Ma, fai un po’ tu, una cosa breve,
quello che ti detta il cuore”.

E questo è un guaio. Perché il
cuore, in quei giorni, ne ha provate di emozioni. Come si fa ad essere brevi?
Cosa scegliere? Ci vorrebbe piuttosto un bel “diario di viaggio” dove annotare
ogni esperienza condivisa, i luoghi visitati, le nuove amicizie, l’accoglienza
ricevuta, il posare i piedi e lo sguardo su luoghi pieni di significato,
viaggiare indietro nel tempo e sentirsi appartenere alla famiglia del cuore
immacolato di Maria da sempre.

Sì, ci vorrebbe un diario.  Come quando da bambina riempivo pagine e
pagine di riflessioni, disegni e aneddoti senza filtri e senza paure perché i
bambini, si sa, vedono tutto più chiaramente di noi adulti. Già, i bambini.
Sono forse loro il segreto e la chiave del mistero di Fatima. Credo di essere
partita proprio con la voglia di conoscerli meglio, i pastorelli, accostarmi al
loro cuore, calarmi nel loro tempo e nei loro panni per vivere lo stupore delle
apparizioni con la loro stessa semplicità, per provare a comprendere come, dei
bambini, abbiano risposto alla Signora del Cielo con un sì pieno e privo di
riserve. Quel sì immediato, gentile e generoso che ho rivisto nelle bambine e
nei ragazzini del nostro gruppo pronti a percorrere la via bianca. La mia
titubanza, se provare o meno a vivere un’esperienza così forte, si è sciolta al
solo guardarli. Proprio come i pastorelli, chini, seri, con il rosario in mano,
insieme, uniti nella preghiera a Maria. Un invito muto e irresistibile. La via
bianca non si dimentica. Pian piano tutto scompare: i suoni attorno a te
diventano ovattati; i pellegrini in ginocchio al tuo fianco con i loro sorpassi
e le loro soste, diventano ombre; la gente in piazza, l’aria fredda, i pensieri
vani..man mano che il rosario scorre tra le dita, tutto si dissolve fino a
svanire nel buio e dentro te senti solo un desiderio inarrestabile di continua
preghiera, un invito pieno di amore che ti attrae e ti sospinge in avanti,
quasi fosse una fune a cui aggrapparsi per avanzare. Le ginocchia fanno male,
arrivano i crampi, si suda e si piange. E mentre riscopri il senso della
riparazione e del sacrificio, ti senti inondare di benedizioni. La via bianca è
tante cose. È soprattutto un incontro, un abbraccio, un’opportunità per parlare
a Dio con il cuore, ascoltarlo, lasciarlo operare in noi.

Fatima non si dimentica. È davvero un luogo speciale.

Viaggio irrinunciabile e prezioso
che aiuta a riscoprirsi bambini. Aiuta il nostro sguardo a posarsi sulle cose
del mondo con semplicità. Ci rende nuovi, puliti, pronti ad accogliere, pronti
ad offrire.

 

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